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Vuole vivere col padre. Che fare?

Ho deciso quattro anni fa di venire al nord, dalla città marchigiana in cui vivevo, a vivere con il mio compagno, nato e cresciuto qui. Avendo una figlia di 9 anni, non è stato facile, ma ora,  con l’adolescenza alle porte, mia figlia mi ha chiesto sempre più con insistenza di andare a vivere col padre.

Quando abbiamo deciso di vivere insieme, io e il mio compagno abbiamo pensato che tutto si sarebbe sistemato col tempo e che comunque per vari motivi di lavoro e organizzativi questa era l’unica scelta possibile per realizzare il progetto di formare una famiglia. Il mio compagno ha una figlia da un precedente matrimonio; il padre di mia figlia, che io ho conosciuto molto giovane, invece non ha mai vissuto con noi, e neppure ha una famiglia sua adesso. La nascita di un figlio (Andrea ha ora 2 anni) ha coronato il mio desiderio di una nuova maternità, ma sembrava anche un modo per unirci tutti di più; e in effetti Paola è attaccatissima al fratellino e anche gli altri membri della famiglia allargata non hanno mai fatto difficoltà.
Paola  solo in questi ultimi anni ha preso a frequentare il padre, seppur occasionalmente viste le distanze. Lei non sa che non ha mai dato soldi per il suo mantenimento, io ho sempre cercato di non parlare mai male di lui; ora la sente al telefono tutti i giorni e Paola è molto attaccata a lui. Vive nelle Marche da quarantenne single e sinceramente non credo che potrebbe occuparsi di Paola nel modo giusto, a maggior ragione adesso che ha bisogno di essere seguita, come tutti gli adolescenti. Per un sacco di tempo ho detto no a Paola, spostando la decisione a più avanti, ma ora le medie sono alla fine e dobbiamo decidere la scuola superiore. Il padre è d’accordo a che lei viva con lui, dice che è giusto e che non posso continuare a proteggerla da un pericolo che non esiste, che a lei Torino non è mai piaciuta, mentre le manca la sua terra, la natura e la vita libera che potrebbe fare giù etc etc. Io però mi faccio prendere da un sacco di dubbi, lui mi sembra superficiale ma Paola ha forse diritto di vedere chi è suo padre, nel bene e nel male. E così peggioro le cose con la mia incertezza.

Debora

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Il problema che lei pone Debora è che non si fida del padre di sua figlia, mentre crede -a torto o a ragione- che sua figlia crescerebbe meglio con lei. E’ evidente che tutto sta nel definire se è a torto oppure a ragione che lei non crede che Paola possa vivere bene con suo padre. E non mi riferisco a torti o ragioni soggettive, ma oggettive in senso pratico e concreto. E’ comprensibile che sua figlia chieda, e che legittimamente sia attratta dall’idea di vivere col padre, con tutta la proiezione di cose belle che una ragazzina fa immaginando il suo futuro, a maggior ragione se il suo presente non sembra soddisfarla pienamente. Ma a lei (e al padre) sta la responsabilità di dare una risposta adeguata, trovando gli elementi più solidi possibili a favore della decisione finale.
Questa indagine va compiuta in modo molto approfondito, perché lei è consapevole che in un periodo così delicato –quale è quello dell’adolescenza - un errore di valutazione può avere conseguenze emotive importanti, anche se non necessariamente irreparabili.
Per esempio, la questione del mantenimento. Mi sembra di capire che il padre, perorando la causa del trasferimento della figlia, sia ora disponibile a farsene carico. Ma come è che in 13 anni di vita di sua figlia non si è fatto carico delle sue spese? Perché non poteva? Perché non voleva? Lei era d’accordo? C’è una sentenza legale in merito o no? La questione non è solo economica, ma potrebbe essere la cifra di una attitudine a considerare in modo poco responsabile la paternità. Un altro elemento che andrebbe indagato a fondo è la motivazione di padre e figlia a vivere insieme: perchè ora si? hanno mai fatto vacanze insieme? Paola lo frequenta nella casa dove andrebbe a vivere? Che scuole vi sono che potrebbe frequentare? Vi sono relazioni affettive stabili nella vita dell padre? I nonni ci sono/sono presenti nella vita di famiglia? Sono favorevoli?  Etc etc
Con questi esempi, non intendo dire che sono queste le questioni-chiave, perché potrebbero essere anche altre. Voglio però richiamare l’attenzione sulla strada da seguire in merito alla questione, perché se da un lato il padre ha certamente il diritto di vivere con la figlia quanto la madre, è anche vero che fino ad ora non lo ha mai fatto, anche quando le condizioni lo avrebbero consentito. La decisione deve tener conto di elementi oggettivi e non essere –come spesso accade- un modo per pareggiare conti antichi fra ex , cosa che spesso non coincide con l’interesse dei figli. La disamina andrebbe possibilmente condotta con l’aiuto di un mediatore, anche se la distanza geografica non vi aiuta. Ma è necessario che ci proviate, magari con incontri nel week end, che vi parliate a fondo ed esaminiate con profondità i pro e i contro. Perché prendere una decisione in cui non siete d’accordo, in cui lei o il padre non siete convinti, renderebbe le cose difficili non solo a lei/lui ma a tutto il sistema familiare. E d’altra parte, una sottovalutazione delle responsabilità educative che vi aspettano con l’adolescenza in arrivo, potrebbe richiedervi un impegno doppio in futuro.

 

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