top a

Separati in casa

Buongiorno Dottoressa, mi chiamo Diego e ho 35 anni. Sono padre di due bambine di 10 e 7 anni e da un paio d’anni le cose con la mia compagna -che conosco dai tempi del liceo- non vanno tanto bene, anzi vanno malissimo e sto pensando di separarmi. Nonostante la evidente e reciproca infelicità, lei però non vuole e propone di fare ognuno la propria vita, restando nella stessa casa come due inquilini che dividono le spese..

 

Io ho passato un tempo un po’ difficile, in attesa di trovare uno sbocco lavorativo che non veniva, frustrato dalle condizioni insoddisfacenti che vivevo, ma non capace di rischiare su altre alternative. Lei forse in quel periodo si è sentita abbandonata, non so, qualcosa del genere, perché con lei è impossibile parlare. Il fatto è che sei mesi fa mi ha detto chiaro chiaro che non mi ama più, anche se io so che adesso le cose sono cambiate (io ho cambiato lavoro da più di un anno e mi è sembrato di rinascere). Lei però dice che è troppo tardi, ma non si vuole separare. Dice che per il bene dei bambini possiamo fare i separati in casa, ognuno per se, ma a me non va, non mi sembra giusto per i bambini. Lei che ne pensa? Grazie.

Diego

casa rotta 2018

Caro Diego,

Non ci si separa o si resta insieme per i bambini, ma per sè, in particolare perché quell’azione è sentita come sostenibile, cioè coerente e vitale per il proprio senso di identità personale, per il proprio sistema valoriale, per la propria integrità affettiva. La questione non riguarda dunque i suoi figli in modo diretto, perché per i figli la soluzione migliore è quella che fa stare bene il sistema famigliare, quella peggiore è quella che nasconde o fa proliferare i malesseri dei singoli, a partire naturalmente dalla coppia genitoriale.

C’è stato un lungo tempo in cui il matrimonio non era basato sull’amore, ma su un contratto molto chiaro di mutua assistenza e/o di interessi materiali e di conservazione dei privilegi dinastici. In alcune culture, in alcuni paesi del mondo, le cose stanno ancora così e spesso i partner fanno effettivamente i "separati" in casa dal punto di vista affettivo, ma sono invece molto uniti sul piano del patto di appartenenza famigliare. Insomma, in questi casi, il sistema sociale rende i partner stabili nel loro vincolo coniugale. Forse i figli non vedono nei genitori l’esempio della scelta basata sull’amore, ma quel vincolo parla comunque di un impegno reciproco che sta in piedi e  dura nel tempo. Questi tipi di relazione, se condivisi e se basati su un rispetto reciproco, non possono danneggiare in nessun modo i figli. Certo li influenzeranno nei loro modelli affettivi, ma non è detto che altri tipi di scelte basati sull'amore sappiano influenzare in meglio i modelli affettivi trasmessi (dipende da come sono gestiti).
Direi dunque che non è possibile dire che fare i separati in casa sia un bene o un male per i figli, perché tutto dipende da come la vivono i genitori e dalla loro concordanza di valori, rispetto a quella scelta.

Nel suo caso, mi sembra che questa concordanza non ci sia. E tuttavia, anche a prescindere da questo, mi sembra che prima di immaginare qualsiasi soluzione, inclusa la separazione in casa o quella reale, occorra fermarsi un momento. A me pare infatti che sia ancora in atto una crisi coniugale profonda,  anzi: che per ora sia stata solo annunciata  ma non sia stata per nulla affrontata in modo opportuno. Come mai? Forse per la difficoltà della sua compagna ad affrontare le cose parlandone, ma forse anche per la ferita profonda che questa incapacità (vissuta da lei come un rifiuto della sua persona) ha provocato in lei, caro Diego. Ed è di questa ferita che deve farsi carico, trovando invece il coraggio per andare oltre, pur nella frustrazione, nel risentimento, nel dolore. Ne vale la pena.

Nella nostra società sembra troppo facile rigettare una crisi conuigale con un divorzio, mentre nel passato sembrava troppo facile accettarla (e spesso erano le donne a subire in silenzio); ma oggi esistono valide alternative a questi due estremi, che implicano che la si affronti questa crisi, con tutto ciò che comporta; una di queste alternative si chiama terapia di coppia. Chi la sceglie dimostra di voler comprendere le ragioni della crisi, per superarla o anche solo per apprendere da un'esperienza coniugale che finisce con un fallimento, in modo che sia possibile tenerne conto per costruire magari un futuro diverso.

La invito quindi a considerare la possibilità che valga la pena di sviscerare meglio la questione, proprio nell'interesse dei vostri figli;: è evidente infatti che entrambe le alternative (separsi effettivamente o separarsi in casa) implicano che  uno dei due vinca e l'altro perda, con tutte le ripercussioni negative sui figli che questo comporterebbe. Inoltre credo che proprio la richiesta di sua moglie di fare i separati in casa potrebbe indicare un insieme di bisogni che la relazione col marito ancora soddisfa,  che vale comunque la pena di indagare e approfondire.

Le raccomando dunque di cercare e proporre una terapia di coppia alla sua compagna, eventualmente anche volta a sancire la rottura del vincolo coniugale, che in questa eventualità si arricchirebbe comunque di una chiarezza che ora sembra mancare; e di partire da lì per fare qualsiasi ipotesi, ovvero: è dalla risposta della sua compagna alla sua proposta di terapia di coppia –quale che sarà- che potrà valutare i suoi prossimi passi.

Un caloroso in bocca al lupo

(a cura dii Linda Francioli)

torna a lettere psicologia

Questo sito utilizza cookies per assicurarti una migliore esperienza di navigazione.