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Convivenza in arrivo e comunicazione

Ho saputo che il mio ex marito va a vivere con la sua nuova compagna.  Il problema non sono io, ma mio figlio Sandro, che ha 8 anni e che non capisce cosa sta succedendo. Il padre infatti gli ha detto con una totale mancanza di tatto che cosa accadrà e lui se ne è venuto fuori una sera con me dicendo: "ma allora avrò una nuova mamma?".

Parlare con lui non è possibile: pensi che basta che gli dica che deve vestirlo di più perchè è raffredato che lui mi dice che sono io che lo faccio ammalare perchè lo copro troppo; se a basket gli dico di stare attento al ragazzino bullo più grande, lui subito mi risponde che Sandro sa benissimo cavarsela, e quando gli chiedo per favore di aiutarlo nei compiti mi risponde che deve imparare a responsabilizzarsi; dimentica che ha solo 8 anni!

Il risultato è che il padre è sempre nervoso e lo tratta con sufficienza, io naturalemnte sono dispiaciuta per mio figlio ma non serve che gli dica cosa vedo. Mi chiedo come sarà da grande, visto che ha un padre così poco sensibile, così prepotente...

Grazie

Anna

 

Cara Anna,

La futura convivenza non è il problema qui, secondo me.

Il problema è che esiste una dinamica di conflitto fra gli ex coniugi che è ben precedente questo evento.

Forse è anche l'origine della separazione coniugale.

Forse è il conflitto ad esasperare la relazione padre-figlio, impedendo a quest'ultimo di avere un sacrosanto diritto: di amare il padre per quello che è (non per quello che dovrebbe essere, ma non è!)

Ci sono un uomo e una donna che hanno fatto un figlio insieme ma vedono la realtà in modo diverso, molto diverso.

Entrambi pensano di agire nel totale interesse del loro bambino: una proteggendolo, l'altro buttandolo nel mondo perchè impari a nuotare da solo.

Questa dinamica può portare alla guerra, quella si che fa male ai bambini che si trovano in mezzo. E l'unico atto che mi sembra utile in questo caso è evitare la guerra, così si protegge davvero il bambino.

L'alternanza invece protezione-esposizione potrebbe portare ad arricchire la visione del mondo di un figlio, che non si aspetta che la mamma e il papà siano uguali. Esiste un paterno e esiste un materno, il maschile e il femminile: da sempre questa è la "differenza" per eccellenza, e la natura guardacaso ci ha creato complementari.

Se si passa l'idea che l'altro genitore non va bene, il figlio finisce per non capire più niente, mentre non è che non va bene in assoluto: non va bene rispetto a come vorremmo noi.

Nell'imparare noi stessi a gestire il conflitto con chi la vede diversamente da noi, c'è la possibilità di insegnare ai nostri figli come si sta al mondo (cioè in continuo cimento tra accettazione dell'altro e affermazione di sè).

 (a cura di L.Francioli)

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