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Non dice ai suoi figli che sono la sua compagna

Vi scrivo per avere un aiuto.
Amo un uomo separato con due figli che oggi hanno sei e dieci anni. Il nostro amore è forte e bellissimo, ma lui non riesce a integrarmi con i suoi figli, ha un blocco pscicologico in tal senso: si sente in colpa nei loro confronti per la separazione e ha paura di farli soffrire.
Io comprendo il suo stato d'animo, ma ormai sono tre anni che conviviamo quando non ci sono i bambini. Quando loro vengono a casa un giorno alla settimana e a weekend alternati, dopo aver predisposto tutto (spesa, letti, biancheria e ogni cosa), io torno a casa dai miei.
Ho conosciuto i bambini in situazioni amicali in mezzo ad altri e qualche volta sono andata a trovarli a casa e ho giocato con loro. Però il mio uomo non riesce a dire loro chi sono e che ruolo ho nella sua vita e continua da mesi a rimandare di parlare con la loro mamma per affrontare il discorso dell'integrazione anche con lei (lei sa che lui ha una donna e che io ho conosciuto i suoi figli perchè è uscito parlando con il bimbo più grande che però quando ha capito che la mamma non mi conosceva ha tagliato corto). Comincio ad avere paura che non riuscirà mai a fare il salto. Parliamo, parliamo, sembra capire, promette di modificare le cose, ma poi il tempo passa e non succede nulla. Gli ho proposto di andare a parlare con uno psicologo per capire insieme come affrontare questa fase, ma si rifiuta dicendo che non ha bisogno di aiuto, ma non è vero.
Devo precisare che è un papà fantastico e che con i suoi bambini ha un rapporto molto forte e che in questi tre anni da quando è separato ha creato un rapporto esclusivistico con loro dedicandosi, quando essi sono con lui, anima e corpo a giocare con loro e a soddisfare ogni loro desiderio. Però parla poco con loro, dopo aver detto loro che il papà andava a vivere in un'altra casa non ha più affrontato alcun discorso sulla separazione con loro. Per quanto mi riguarda sono due bambini adorabili e io non ho nessun problema a pensare di poter creare un bel rapporto con loro. Preciso che lui ha 46 anni e io 33 e non ho mai nascosto di volere un bambino da lui in un prossimo futuro. Lui lo vorrebbe, ma ovviamente è una cosa che lo spaventa per le conseguenze che potrebbe avere sui suoi figli.
Io lo amo tantissimo e mi dedico anima e corpo alla nostra storia, ma ho paura che lui non prenderà mai in mano la situazione. Secondo me ci vorrebbe così poco perchè le cose giorno dopo giorno cambiassero in modo naturale e senza traumi per nessuno. Cosa posso fare?

Chiara


Cara Chiara,

certamente la decisione di coinvolgere i figli va ponderata bene, soprattutto se sono ancora piccoli come in questo caso. Tuttavia mi sembra che tre anni di convivenza siano il tempo ottimale per coinvolgerli, (sempre che si senta il partner quello “giusto”) e che i figli non possano che beneficiare di ciò che è chiaro, trasparente, alla luce del sole, seppur difficile da dire e da affrontare. L’assunzione di responsabilità è infatti l’antidoto più sano al senso di colpa, il quale in genere non fa del bene ai figli. Inoltre proseguire nella menzogna non può che generare malessere perchè alimenta l’idea che quando c’è qualcosa che non va, è meglio non parlarne.
La domanda dunque ora è: perché se convivete da tre anni e a parole lui si dichiara d’accordo nel ritenere questa una storia reciprocamente importante, al punto da non escludere di allargare la famiglia, lei Chiara considera inevitabile di andarsene quella sera alla settimana e nel week end che il suo compagno vede i figli? Mi chiede cosa potrebbe fare. Direi che sarebbe il momento di dire che lei non se ne va più in quelle occasioni (a partire magari da una data che gli dia modo di avvertire i figli della sua presenza e del suo ruolo nella sua vita), a costo naturalmente di generare qualche reazione che forse non le farà piacere vedere.
Quindi innanzitutto si tratta di capire se lei se la sente e di superare l’impasse che le impedisce di andare al “vedo” di questa storia, preferendo aspettare che lo faccia lui.
Capisco naturalmente il tema della paura, ma qui non si tratta tanto della paura del suo compagno per la sofferenza dei suoi figli, quanto piuttosto della sua, cara Chiara. La paura di scoprire qualcosa che non le va. Bisogna vedere se lei è disposta ad affrontarla davvero.
Ho l’impressione infatti che questa strana gestione dello spazio/territorio comune (la casa in cui convivete), che diventa off limits quando ci sono i figli,  indichi che lui non l’ha a tutti gli effetti inclusa nella sua vita, come se avesse ancora dubbi importanti, e che lei invece attribuisca questo comportamento ad una sana preoccupazione da genitore affettuoso. I figli e  la loro sofferenza invece a mio parere non c’entrano, sono piuttosto un pretesto per altro. Mi pare piuttosto l’ indicatore di un blocco ad investire nel futuro con lei, o forse, più in generale, a ricostruire una famiglia, come lei sembra invece desiderare.
Se tutto questo fosse vero, potrebbe darsi che il suo compagno fosse nella classica fase in cui non si desidera confessare come stanno le cose nemmeno a se stessi, per paura di perdere i vantaggi affettivi e materiali che la relazione in essere ci assicura; per questo il suo compagno prenderebbe tempo, rassicurandola intanto a parole.
A meno che anche a lei vada bene aspettare ancora, metterlo di fronte alla determinazione di rimanere nella vostra comune casa quando ci sono i figli le consentirebbe di avere dati certi circa la posizione di lui; e la chiarezza, magari deludente per lei, le consentirebbe se non altro di rivolgere altrove le sue aspirazioni di fare famiglia, o -vista la sua giovane età- di riprendersi in mano la sua vita.
Se invece non fosse così (come le auguro) e si trattasse per il suo compagno di una reale difficoltà a prendersi carico di una decisione che nella sua testa si tratta solo di essere rimandata un po’ in là, il suo legittimo fermarsi a casa potrebbe dare ad entrambi l’opportunità di cambiare la regola del gioco, dove si parla tanto ma si agisce poco, e spingervi ad affrontare concretamente la questione. Fissando tempi e modi per cambiare le cose, oppure –se non altro- tempi e modi di un aiuto specializzato.
E in questo ultimo caso, suggerirei che la consultazione fosse di coppia.

In bocca al lupo, dunque. A presto.

(a cura di L.Francioli)

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