top a

Mia moglie cambia città coi figli. Ne ha diritto?

Mia moglie, da cui sono separato da circa 3 anni, ha deciso di andare a vivere in un'altra città, per avvicnarsi ai suoi genitori. Peccato che in questo modo si allontana da dove abbiamo vissuto e dove io lavoro di circa 100 km, cosa che rende impossibile il mio diritto di frequentare i figli? Può fare una cosa del genere?

Posso chiedere al giudice di impedirglielo, considerando che i miei figli sono ancora piccoli (6 e 8 anni) e che è pertanto impossibile che vengano a trovarmi da soli? Inoltre qui hanno i loro rapporti sociali (parrochhia, amici, parebti della mia famiglia), che non trovo giusto che vengano rotti in un mdoo cos' traumatico. Se anche è vero che i suoi genitori stanno invecchiando, è anche vero che non è figlia unica e che vicino a loro vivono i miei cognati. Che posso fare?

Antonio (Cremona)

Genitore affidatario, l'ex coniuge non può impedire il cambio di residenza

La scelta di cambiare il comune di residenza è un diritto del genitore collocatario e dunque l'ex coniuge non può opporvisi con altre ragioni se non quelle dell'interesse della prole. Con questa motivazione la Corte di cassazione, ordinanza 6208/2014 , ha rigettato il ricorso di un ex marito contro il trasferimento della moglie separata da Rovigo a Padova.

Il giudizio di merito - Secondo la Corte di merito, dunque, anche se la donna era collocataria dei figli minori, in regime di affido condiviso, il trasferimento doveva comunque ritenersi «lecito e non in contrasto con l'interesse dei minori a mantenere un rapporto significativo e continuativo con l'altro genitore", il che poteva comunque avvenire "attraverso una più coerente articolazione del diritto di visita, attesa la vicinanza e la facilità di spostamento da Rovigo a Padova".

Sì alla rimodulazione delle visite - Del resto la scelta della residenza da parte del genitore affidatario o collocatario «costituisce l'esercizio di un diritto inviolabile di libertà garantito dall'articolo 16 Costituzione, rispetto al quale l'altro genitore non può opporre altre ragioni che non siano direttamente collegate all'interesse della prole, come nel caso di un evidente ostacolo all'esercizio del proprio diritto di visita, con conseguente possibilità ai sensi dell'art. 155 quater cod. civ , di una rimodulazione delle condizioni di affidamento". E nel caso di specie, concludeva la Corte di appello, tale esigenza «ben poteva essere soddisfatta con la previsione di un potenziamento del diritto di visita nel fine settimana».

La decisione della Cassazione - Contro questa decisione l'ex marito ha sollevato ricorso in Cassazione perdendo su tutti i fronti. Secondo la Suprema corte, infatti, risulta rispettato "il parametro costituito dall'art. 155 quater , ultimo comma, del codice civile ai sensi del quale: "Nel caso in cui uno dei due coniugi cambi residenza o il domicilio, l'altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell'affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici».

Infatti, spiegano gli ermellini, "il mutamento di residenza non è illecito perché realizzato dal genitore collocatario", mentre "la vicinanza dei luoghi non interferisce con il regime di visita, in quanto pienamente esercitabile", secondo la insindacabile valutazione di fatto della Corte di appello. Quanto poi al «bilanciamento degli interessi» esso deve fondarsi sulla «oggettiva valutazione della compatibilità della nuova sede con il regime dell'affido condiviso e con la pienezza del diritto di visita da esercitarsi sulla base di tale regime legale della titolarità e dell'esercizio della responsabilità genitoriale».

Né possono considerarsi violati l'articolo 29 della Costituzione (che tutela la famiglia e la parità dei coniugi), o l'articolo 155 del codice civile (che tutela il rapporto dei figli con entrambi i genitori), e neppure l'articolo 8 Cedu (che regola il diritto al rispetto della vita privata e familiare), in quanto una "valutazione comparativa" è già contenuta nel citato articolo 155 quater del codice civile che "non può essere interpretato alla stregua di un divieto generalizzato al cambio di residenza da parte del genitore collocatario".

 

Fonte: Guida al Diritto, Sole24ore

 

Questo sito utilizza cookies per assicurarti una migliore esperienza di navigazione.